Tratto dall'articolo pubblicato a settembre 2010 su Trentino Industriale, il direttore scientifico della Fondazione Nord Est nonché curatore assieme a Silvia Oliva dell'undicesimo Rapporto "Nord Est 2010", Daniele Marini, dopo un'attenta analisi sullo stato attuale delle imprese del Nord Est illustra quali sono le priorità che il sistema dovrebbe seguire nel tentativo di ridefinire nuovi percorsi di sviluppo per uscire dalla crisi.
“Un Nord Est quindi che si appresta ad affrontare la ”fine incerta di una crisi certa” facendo sì riferimento ai tradizionali valori fondativi e identificativi di questa area, ma ricercando contestualmente nuovi orientamenti, ridefinendo priorità e modelli organizzativi che il Rapporto, con un linguaggio immaginifico, individua nelle tre “erre” del cambiamento: azione “razionale”, capacità di fare “rete”, “radicamento” nel territorio.
“Razionalità” sta per approccio pragmatico a un nuovo contesto socio economico che vede stravolti i precedenti parametri di riferimento e che punta sulla riduzione dei costi, sulla riorganizzazione del sistema di produzione, sul riallineamento della filiera di riferimento. L’obiettivo di un atteggiamento razionale è, in altri termini, quello di recuperare efficienza per ritrovare competitività attraverso una sorta di “cura dimagrante” che riguarda tanto le imprese quanto i lavoratori.
“Rete” sta per una persistente consapevolezza che agire individualmente, oggi ancor più che nel passato, rischia di essere un limite alle possibilità di ripresa dello sviluppo del Nord Est. Mai come in questa fase il “far da se” mostra tutti i suoi limiti e crescente sembra essere, complice anche la crisi, la propensione a fare sistema, a fare rete, a creare sinergie fra soggetti diversi, anche perché la competizione futura passa attraverso la capacità di fare massa critica.
“Radicamento” sta invece per un ulteriore accentuazione di una caratteristica già spiccata nel Triveneto: un’elevata sensibilità del proprio sistema produttivo non tanto al solo profitto, ma all’investimento nella società, nelle comunità, nel territorio. In una parola una forte ricerca di coesione sociale. E questa identificazione con il territorio di origine continua a essere forte anche con l’ingresso nell’economia globale, con la crescente internazionalizzazione e con l’allungamento delle filiere produttive verso i Paesi esteri. Certo, conclude il Rapporto, affinché questo radicamento possa continuare è necessario che anche il territorio inteso come insieme di attori e istituzioni assecondi il mondo delle imprese nel difficile processo di trasformazione per uscire più competitivi dalla lunga fase recessiva.
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